Viviamo in un'epoca in cui la distinzione tra "online" e "offline" è ormai superata. Il filosofo Luciano Floridi ha coniato il termine "onlife" per descrivere questa nuova condizione esistenziale: non siamo più noi ad andare online, ma è il digitale ad essere sempre presente nelle nostre vite. Per genitori e docenti, comprendere questa realtà è il primo passo per accompagnare efficacemente bambini, bambine e adolescenti nell'ecosistema digitale.
L'ambiente digitale rappresenta un'opportunità straordinaria: connessione, accesso alla conoscenza, nuove forme di espressione e partecipazione. Eppure, accanto a queste potenzialità, emergono sfide complesse che richiedono un approccio educativo consapevole e preventivo. La rete può favorire inclusione ed emancipazione, ma può anche alimentare isolamento, polarizzazione e comportamenti dannosi.
Uno dei fenomeni più preoccupanti degli ultimi anni è il cosiddetto "ritiro sociale" o hikikomori, termine giapponese che indica l'isolamento volontario e prolungato di adolescenti che si ritirano nella propria camera, sostituendo i rapporti diretti con interazioni esclusivamente digitali.
I dati italiani sono allarmanti. Uno studio del CNR pubblicato nel gennaio 2025 evidenzia che il 10% degli adolescenti italiani si trova in una condizione di estremo ritiro sociale, con un raddoppio dei casi tra il 2019 e il 2022: si è passati dal 5% a quasi il 10%. Si stima che tra i 50.000 e i 100.000 adolescenti italiani vivano questa condizione.
Quali sono i segnali di allarme?
La ricerca ha identificato alcuni fattori comuni tra i giovani a rischio di ritiro sociale:
Scarsa qualità delle relazioni sociali, soprattutto in famiglia (in particolare con i genitori)
Bassa fiducia relazionale verso familiari e insegnanti
Vittimizzazione da cyberbullismo o bullismo
Iperconnessione ai social media (paradossalmente, alcuni studi mostrano che nei casi più gravi l'uso dei social può anche diminuire)
Scarsa partecipazione ad attività sportive extrascolastiche
Insoddisfazione per il proprio corpo e forte timore dello sguardo altrui
Il fenomeno dell'isolamento sociale in adolescenza nasce spesso dallo scarto percepito tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere. Gli adolescenti temono il giudizio, si confrontano costantemente con standard spesso irraggiungibili proposti dai social media, e questo può minare profondamente la loro autostima portandoli a ritirarsi.
Sul versante opposto dell'isolamento troviamo un'altra faccia dell'ambivalenza digitale: il narcisismo digitale e la dipendenza dai "like". I social network offrono un palcoscenico dove costruire e mostrare un'immagine idealizzata di sé, enfatizzando caratteristiche positive e omettendo tutto ciò che non corrisponde a questa rappresentazione perfetta.
Diversi studi scientifici hanno documentato la correlazione tra l'uso intensivo dei social media e tratti narcisistici di personalità. Una ricerca pubblicata su The Open Psychology Journal nel 2018 ha osservato 74 giovani tra i 18 e i 34 anni, riscontrando che gli utenti utilizzavano i social per circa tre ore al giorno, con picchi fino a otto ore.
Chi è più a rischio?
Le ricerche indicano che giovani donne, con bassa autostima e tratti narcisistici, non impegnate in relazioni stabili, costituiscono il profilo più a rischio per un uso problematico dei social. Questo perché i social diventano uno strumento per cercare quella validazione esterna e quell'approvazione che mancano nella vita reale. Il valore personale viene misurato attraverso metriche quantitative: numero di like, commenti, visualizzazioni.
Questo meccanismo alimenta un circolo vizioso: tanto più si cerca conferma all'esterno, tanto meno si sviluppa un'autostima solida e indipendente dal giudizio altrui.
Un altro fenomeno cruciale da comprendere riguarda il modo in cui gli algoritmi delle piattaforme digitali modellano ciò che vediamo online. Le "filter bubbles" (bolle di filtraggio) sono ambienti virtuali creati automaticamente dagli algoritmi di personalizzazione, che ci mostrano contenuti sempre più simili a quelli con cui abbiamo già interagito.
Le "echo chambers" (camere dell'eco) sono invece sistemi chiusi e impermeabili a idee diverse dalle nostre, dove le opinioni vengono costantemente rinforzate dalla ripetizione. La differenza fondamentale è che le filter bubbles sono create passivamente dagli algoritmi, mentre le echo chambers derivano anche dalle nostre scelte attive: uno studio della Harvard Kennedy School del 2020 ha mostrato che il 45% degli utenti di social media blocca o esclude volontariamente contenuti e profili non in linea con le proprie idee.
Perché questo è un problema educativo?
Questi meccanismi portano alla polarizzazione delle opinioni e alla radicalizzazione. I ragazzi e le ragazze crescono in ambienti informativi che confermano continuamente le loro credenze, senza mai confrontarsi davvero con punti di vista diversi. Questo rende più difficile sviluppare pensiero critico, capacità di dialogo e tolleranza verso chi la pensa diversamente.
Inoltre, gli algoritmi delle piattaforme privilegiano contenuti estremi, sensazionalistici o polarizzanti perché questi massimizzano l'interazione degli utenti e quindi i profitti delle piattaforme stesse. Come ha documentato Shoshana Zuboff nel suo importante lavoro sul "capitalismo della sorveglianza", il modello economico delle grandi piattaforme si basa sulla cattura e monetizzazione dell'attenzione attraverso la previsione e la manipolazione dei comportamenti futuri.
La smaterializzazione della relazione tra chi offende e chi subisce, resa possibile dalla mediazione tecnologica, attenua la percezione delle conseguenze delle proprie azioni. A questo si aggiunge l'apparente assenza di controllo e la percezione diffusa di anonimato, fattori che inducono molti utenti – specialmente i più giovani – a considerare lo spazio digitale come una "zona franca" sottratta a forme effettive di responsabilità.
Il fenomeno dell'hate speech (discorsi d'odio) online è particolarmente preoccupante. Si tratta di contenuti volti a incitare all'odio, alla discriminazione o alla violenza nei confronti di individui o gruppi percepiti come "altri" o "diversi", in ragione di caratteristiche personali, etniche, religiose, di genere o di orientamento sessuale.
La risposta europea: il Digital Services Act
L'Unione Europea ha adottato nel 2022 il Digital Services Act (DSA), che rappresenta il tentativo più organico di regolare le piattaforme online e contrastare la diffusione di contenuti illegali o dannosi. Il regolamento impone alle piattaforme obblighi di trasparenza, responsabilità nella moderazione dei contenuti e particolare attenzione alla protezione dei minori.
Tuttavia, le risposte esclusivamente normative e tecnologiche si sono rivelate insufficienti. Intervengono "a valle", dopo che i comportamenti dannosi si sono già manifestati, senza agire sulle condizioni culturali, educative e relazionali che li favoriscono.
La vera sfida sta nello sviluppare un approccio preventivo che integri percorsi educativi capaci di promuovere alfabetizzazione digitale, competenze critiche, etiche e relazionali.
Educazione alla cittadinanza digitale
In Italia, la Legge 92/2019 ha reso la cittadinanza digitale parte integrante dell'educazione civica scolastica. Il 2025 è stato designato dall'Unione Europea come "Anno Europeo dell'Educazione alla Cittadinanza Digitale", a testimonianza della crescente consapevolezza istituzionale che il diritto può molto, ma non può tutto se non è accompagnato da una trasformazione culturale che passa attraverso l'educazione.
Le aree di competenza della cittadinanza digitale includono:
Alfabetizzazione digitale: uso corretto di dispositivi e piattaforme, conoscenza del funzionamento del web
Sicurezza online: protezione dei dati personali, riconoscimento delle minacce digitali
Pensiero critico: valutazione delle fonti, riconoscimento di fake news e manipolazioni
Etica digitale: rispetto della dignità delle persone online, responsabilità delle proprie azioni
Gestione dell'identità digitale: consapevolezza dell'immagine di sé che si costruisce online
Il ruolo cruciale di genitori e docenti
L'educazione digitale è efficace solo se bambini, bambine e adolescenti ricevono messaggi univoci e coerenti in tutti gli ambienti di vita: dalla scuola alla famiglia, dalla comunità agli spazi di socializzazione.
Per i docenti, questo significa:
Integrare l'educazione digitale nella didattica quotidiana, non come materia separata ma come competenza trasversale
Promuovere discussioni guidate su casi reali di situazioni online
Favorire l'analisi critica dei contenuti digitali attraverso attività pratiche di fact-checking
Utilizzare lavori di gruppo e cooperative learning per sviluppare competenze sociali anche in ambito digitale
Essere modelli positivi nell'uso consapevole della tecnologia
Per i genitori, l'accompagnamento responsabile richiede:
Dare il buon esempio: i figli imparano per imitazione. Se vedono i genitori abusare dello smartphone, faranno lo stesso
Stabilire regole chiare e condivise: concordare insieme limiti di tempo e modalità d'uso, spiegandone le ragioni. Uno stile genitoriale punitivo ed eccessivamente restrittivo aumenta la probabilità di un uso irresponsabile
Creare momenti "sacri" senza tecnologia: pasti, conversazioni, uscite dovrebbero essere zone libere da dispositivi
Stabilire un coprifuoco tecnologico: niente smartphone prima di dormire per garantire un sonno di qualità
Utilizzare strumenti di controllo parentale in modo appropriato all'età, garantendo supervisione senza invadere eccessivamente la privacy
Ritardare l'acquisto dello smartphone: le raccomandazioni suggeriscono di aspettare almeno i 12 anni
È fondamentale che genitori e docenti sappiano riconoscere precocemente i segnali di disagio digitale:
Segnali di isolamento sociale:
Progressivo ritiro dalle attività sociali e rifiuto di uscire
Abbandono delle attività sportive o ricreative
Deterioramento delle relazioni con familiari e amici
Inversione del ritmo sonno-veglia
Rifiuto di andare a scuola o calo improvviso del rendimento
Utilizzo esclusivo di comunicazioni mediate (chat, videogiochi)
Segnali di uso problematico dei social:
Tempo eccessivo trascorso online (oltre 3-4 ore al giorno per attività ricreative)
Ansia o irritabilità quando non si può accedere al dispositivo
Necessità compulsiva di controllare notifiche e like
Trascuratezza di altre attività e responsabilità
Confronto ossessivo con gli altri online e peggioramento dell'autostima
Disturbi del sonno legati all'uso notturno dei dispositivi
Segnali di vittimizzazione o aggressività online:
Cambiamenti improvvisi di umore dopo l'uso dei social
Isolamento improvviso o rifiuto di parlare di ciò che accade online
Comportamenti aggressivi o eccessivamente difensivi riguardo la propria attività digitale
Ansia elevata nel controllare messaggi o notifiche
Sviluppare competenze emotive e relazionali
L'educazione affettiva gioca un ruolo centrale nella prevenzione dei rischi digitali. Aiutare ragazzi e ragazze a riconoscere, nominare e gestire le proprie emozioni li rende più resilienti di fronte alle pressioni sociali online e offline.
Le competenze da sviluppare includono:
Riconoscere e nominare le emozioni proprie e altrui
Modulare gli stati emotivi più intensi (rabbia, delusione, frustrazione)
Comunicare ciò che si prova in modo chiaro e rispettoso
Costruire relazioni sane fondate su empatia e rispetto reciproco
Affrontare i conflitti attraverso modalità creative e non distruttive
Migliorare la comunicazione tra generazioni
La comunicazione efficace tra genitori e figli adolescenti richiede strategie specifiche:
Ascolto attivo: dare attenzione completa, senza interrompere, cercando di comprendere prospettive e sentimenti. Riflettere ciò che si è ascoltato per dimostrare comprensione
Rispetto dell'autonomia progressiva: coinvolgere gli adolescenti nelle decisioni che li riguardano, bilanciando libertà e responsabilità
Comunicazione assertiva: esprimere le proprie aspettative in modo chiaro ma non autoritario, rimanendo aperti al dialogo
Gestione dei conflitti: mantenere la calma, riconoscere il problema comune, identificare i bisogni di entrambe le parti, cercare soluzioni collaborative
Flessibilità: adattarsi ai cambiamenti, essere disposti a negoziare su questioni meno critiche
Educare al pensiero critico digitale
In un'epoca dominata da fake news e disinformazione, il pensiero critico diventa una competenza civica essenziale. A scuola e in famiglia si possono promuovere attività pratiche come:
Verifica delle fonti: insegnare a controllare chi ha scritto un contenuto, quando, con quale scopo
Fact-checking: utilizzare servizi affidabili come Butac, Facta News, il CICAP per verificare notizie sospette
Ricerca multipla: non fermarsi mai alla prima informazione trovata, confrontare più fonti indipendenti
Analisi critica delle immagini: usare la ricerca inversa di Google per verificare l'autenticità e il contesto originale di foto e video
Riconoscimento dei bias: capire come emozioni (paura, indignazione) e pregiudizi di conferma rendono più vulnerabili alla disinformazione
Distinguere fatti da opinioni: i fatti sono supportati da prove verificabili, le opinioni no
Prevenzione e contrasto del cyberbullismo
Il contrasto al cyberbullismo richiede un approccio sistemico che coinvolga tutta la comunità educante. Le Linee Guida ministeriali italiane identificano azioni prioritarie:
Prevenzione primaria (universale):
Promozione di un clima positivo improntato al rispetto reciproco
Sviluppo del senso di comunità e convivenza
Formazione del personale scolastico sulle strategie antibullismo (Piattaforma ELISA)
Coinvolgimento attivo degli studenti in attività di peer education
Prevenzione secondaria (mirata):
Valutazione degli studenti a rischio
Individuazione precoce dei primi segnali di disagio
Attivazione di sportelli psicologici
Sistemi di segnalazione efficaci
I programmi di prevenzione del cyberbullismo si sono rivelati efficaci, portando a una riduzione media del 10-15% del bullismo online e del 14% della vittimizzazione. Le componenti più efficaci includono l'educazione digitale per l'uso responsabile di Internet e l'insegnamento di strategie di coping per affrontare gli episodi.
È essenziale trasmettere ai ragazzi e alle ragazze un messaggio chiaro: la rete non è uno spazio normativamente neutro o eticamente sospeso, ma un ambiente sociale a pieno titolo, nel quale l'agire individuale produce conseguenze reali sulle persone e sulle relazioni.
La dignità della persona non risulta in alcun modo attenuata dalla mediazione tecnologica o dall'assenza di percezione fisica diretta dell'altro. Anche nello spazio digitale, infatti, l'interazione avviene sempre tra soggetti portatori di eguale valore e di diritti inviolabili.
La cittadinanza digitale non si esaurisce nell'accesso alla rete, ma implica la capacità di esercitare libertà e diritti in equilibrio con doveri e responsabilità verso gli altri. Come nel mondo "reale", la cittadinanza digitale comporta non solo diritti ma anche "responsabilità e rispetto verso gli altri, basati sui valori fondamentali della dignità umana e dei diritti umani".
L'ambivalenza della vita in rete – tra opportunità di connessione ed emancipazione e rischi di isolamento e violenza – ci pone di fronte a una sfida educativa che non può essere affrontata solo con strumenti normativi o tecnologici. Richiede un impegno culturale profondo che coinvolga scuola, famiglia e comunità in un'azione coordinata e coerente.
Solo attraverso un'educazione preventiva, che promuova competenze critiche, etiche e relazionali, possiamo trasformare il digitale da minaccia in opportunità. Questo significa:
Formare docenti e genitori affinché siano guide consapevoli nel mondo digitale
Sviluppare nei ragazzi e nelle ragazze pensiero critico, intelligenza emotiva e competenze relazionali
Promuovere una cultura della responsabilità digitale basata sul rispetto della dignità umana
Costruire comunità educanti che condividano valori e strategie
La prevenzione dei fenomeni di esclusione e violenza simbolica nello spazio online non può essere affidata unicamente al diritto o alla tecnica, ma deve radicarsi in una trasformazione culturale che faccia della consapevolezza digitale un pilastro dell'educazione contemporanea.
Solo così la rete potrà configurarsi non come luogo di isolamento e conflitto, ma come nuovo orizzonte di cittadinanza inclusiva e partecipazione democratica, dove le giovani generazioni possano crescere sicure, rispettate e libere di esprimere il proprio potenziale.
Risorse utili:
Piattaforma ELISA: formazione per docenti su bullismo e cyberbullismo (www.piattaformaelisa.it)
Generazioni Connesse: Safer Internet Centre italiano (www.generazioniconnesse.it)
Patti Educativi Digitali: iniziativa Università Bicocca Milano (www.pattidigitali.it)
Fact-checking: Butac (www.butac.it), Facta News (www.facta.news), CICAP (www.cicap.org)
Parental Control: guida Governo Italiano (famiglia.governo.it)
Associazione Hikikomori Italia: supporto per famiglie (www.hikikomoriitalia.it)